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lunedì, 14 marzo 2005

appendice A

La pagina uno sottostante e tutte le altre pagine che seguiranno fanno parte davvero di un diario non mio, trovato nel cassonetto sotto casa. Non è che sono andata a rovistarci dentro, solo era lì che sbucava da un sacchetto semi aperto, la copertina era verde, piuttosto ciancicata e bisunta, non ho resistito e l'ho raccolto. Non ci sono date, le pagine sono un po' ingiallite e dalla calligrafia e dal modo di scrivere non credo sia molto vecchio, una roba tipo metà anni '80, magari una mia coetanea e giacchè io non ho mai avuto la costanza di scrivere su un diario per più di due giorni di seguito, ho pensato di farlo mio e di riportarne una pagina ogni tanto. La cosa che mi ha colpito di più è che ogni pagina descrive un disagio, una situazione "brutta" ma non voglio pensare di aver trovato il diario di una sfigata. E' che parlare di quanto stiamo bene, di quanto siamo contenti, di quanto serenamente trascorre la nostra vita, delle persone che abbiamo accanto come di quelle giuste, dei progetti che si stanno realizzando senza troppi intoppi, del senso di soddisfazione quando ci guardiamo allo specchio, dell'intuire nell'intimo che "questa è  la strada giusta", è molto più difficile che lamentarsi. Legittimo a volte, soprattutto quando gli eventi si accaniscono (e mi viene in mente più di una persona) e se la lamentela servisse a cambiarli vorrei essere una prèfica, ma il destisno non mi ha consentito nè di essere una prè nè una fica, quindi tiro avanti la baracca contenta più che mai di quello che sono, vigile agli stimoli e, in mancanza di materiale, mi approprio della sfiga dell'anonima diarista metà anni '80.


postato da: senti...mentalmente alle ore 09:59 | link | commenti
categorie: un diario non mio
giovedì, 03 marzo 2005

pagina uno

Senza tante elucubrazioni mentali voglio partire dalla sensazione prevalente che ho: la persona giusta, il momento sbagliato. Il primo pensiero da questo binomio è che devo avere un fiuto particolare per questa associazione. Il secondo pensiero è che, avendolo già sperimentato, so che non mi porterà nulla di buonp. Ed è da qui che voglio partire. In te vedo ora, per me, la persona giusta con cui fare un pezzo di strada e, sicuramente peccando di presunzione, credo che questo sia vero anche per te. Ho questa presunzione perchè ho letto segnali tra noi che mai avevo letto prima. Questi segni rafforzano in me la soncapevolezza che tu possa essere ora la persona giusta ma, contestualmente, mettono in risalto i danni se non considerassi il momento in cui ti ho trovato. Il danno più grande al quale vado incontro è questo: che il momento sbagliato renda sbagliata anche la persona. Sì, perchè il giusto e lo sbagliato sono stridenti come in una chitarra scordata: basta che una sola corda non sia accordata per produrre complessivamente un suono stonato, poco importa che le altre cinque corde siano accordate. E' il paradigma di quello che vedo all'orizzonte: che la stonatura del momento sbagliato si spalmi anche su di te, la persona giusta. Ed è proprio questo che non voglio che accada. Ragionevolmente se il momento è sbagliato bisogna fermarsi ed aspettare quello giusto, in qualsiasi circostanza, e seppure il "ragionevolmente" abbia poco valore quando si parla di emozioni, sentimenti, passionalità..., non se ne può comunque non tener conto. Allora mi sono chiesta: vale di più conservare l'idea che ho di te o la voglia che in questo momento ho di te? Se vale di più l'idea devo tener presente che, dando ascolto al mio desiderio di te, rischierei di inquinare con il momento sbagliato l'idea stessa di te. Ma qual è il prezzo che devo pagare per continuare a credere che tu sia la persona giusta? Rinunciare a te. Ma rinunciare a te ora significa rinunciare a te per sempre? Nella migliore delle favole la risposta sarebbe no, ma qui nella realtà la risposta è: "si, al 90%". Allora sono matta: rinunciare a te per mantenere l'idea di te e non viverti per niente o quasi? Se io ti vivessi adesso dovrei comunque, prima o poi, rinunciare a te, con l'aggravante di non conservare di te neanche più l'idea. Quel 10% di margine equivale alla pazienza che non ho di aspettare e che non farà fruttare nulla di buono da tutto questo. In fondo non sono impaziente di impegnarmi sentimentalmente con alti costi. E nell'attesa che anche tu sia in grado di valutare i costi delle tue scelte io dalla mia ho sempre l'idea di te e tutto il resto del mio mondo che riempie fino quasi all'orlo la mia vita. Come negare che mi piacerebbe da morire che la mia vita traboccasse a causa tua!?! Se lo facessi direi una bugia, ma rischiare di mandare tutto in malora perchè non ho saputo aspettare sarebbe ancora peggio. C'è una via di mezzo? Io la percorrerei ad occhi chiusi. Pagherei perchè ce ne fosse una e pagherei anche pr garantirmi un finale alla "e vissero felici e contenti" ma l'unica ricchezza che ho a garanzia del buon finale è il tempo: farlo trascorrere senza muovermi. Il fatto è che non sono fatalista ed il finale lo conosco già, perchè l'abitudine alla propria vita, alle persone che ci sono già e ad un prevedibile, normale e mediamente sereno futuro giocano un ruolo dominante sul rimettere in discussione se stesso, gli altri ed il futuro. E con la tua maturità questo è ancora più vero. Allora è vero che sono matta ma è anche vero che, rigirando a te una cosa che avevi rivolto a me, "a prescindere da tutto sei una bella persona" e che nessuna porta deve essere mai chiusa.

 

postato da: senti...mentalmente alle ore 12:31 | link | commenti (2)
categorie: un diario non mio